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Cybersecurity Awareness: come formare i dipendenti in azienda e trasformare la sicurezza in cultura

La Cybersecurity Awareness è oggi uno dei pilastri più discussi nella sicurezza informatica aziendale, ma resta ancora poco compresa nella sua profondità operativa.

Molte organizzazioni investono in tecnologie avanzate, infrastrutture protette e sistemi di monitoraggio sofisticati, ma continuano a sottovalutare il fattore umano, che rappresenta il vero punto di equilibrio tra protezione e vulnerabilità.

Nel confronto tra Marco Colabruni – Service & Project Manager di BearIT – e Gaspare Aristide Silvestri – CEO di BearIT – emerge con chiarezza un principio fondamentale: la sicurezza non è solo un tema tecnologico, ma un ecosistema che coinvolge persone, comportamenti e responsabilità quotidiane.

Cybersecurity Awareness: cosa significa davvero

Quando si parla di Cybersecurity Awareness, non si fa riferimento a una semplice sessione formativa o a un corso obbligatorio annuale.

Si tratta di un percorso strutturato che combina teoria, pratica e responsabilizzazione, con l’obiettivo di ridurre l’errore umano nella gestione quotidiana degli strumenti digitali.

Come sottolinea Gaspare Silvestri nell’intervista, la tecnologia può essere messa in sicurezza, ma il fattore umano resta un elemento decisivo nella catena di protezione.

Spesso l’errore non nasce dalla superficialità, ma dalla mancanza di consapevolezza degli strumenti che si utilizzano ogni giorno davanti a un monitor.

L’analogia è chiara: lavorare su un terminale aziendale comporta una responsabilità non diversa da quella che si avrebbe su una linea di produzione industriale.

Un clic distratto, un allegato aperto senza verifica, un link apparentemente innocuo possono generare impatti economici e reputazionali significativi.

Perché il fattore umano è centrale nella sicurezza

Nel panorama attuale, gli attaccanti non cercano solo vulnerabilità tecniche. Cercano comportamenti prevedibili, abitudini consolidate, automatismi cognitivi.

Le ricerche in ambito comportamentale confermano che l’essere umano tende a fidarsi di schemi familiari e a reagire rapidamente in contesti di urgenza.

Robert Cialdini, nei suoi studi sui meccanismi della persuasione, ha evidenziato come leve quali autorità, urgenza e reciprocità influenzino le decisioni quotidiane.

Non è un caso che molte campagne di phishing sfruttino esattamente questi principi.

La Cybersecurity Awareness nasce proprio per interrompere questo automatismo, rendendo le persone più attente ai segnali deboli e più consapevoli delle conseguenze delle proprie azioni.

Perché la formazione tradizionale non basta

Uno dei passaggi più rilevanti dell’intervista riguarda il fallimento della formazione puramente teorica. In molte aziende la sicurezza informatica è trattata come un obbligo normativo, con corsi concentrati in poche ore e contenuti generici.

Questo approccio raramente modifica i comportamenti reali. Secondo Silvestri, la formazione efficace deve includere:

  • simulazioni pratiche di attacco
  • campagne di phishing test
  • scenari realistici legati al contesto aziendale

La teoria resta importante, ma come supporto. Il cambiamento avviene quando le persone sperimentano direttamente le conseguenze di una scelta errata, anche in un ambiente controllato.

Non servono ore interminabili di contenuti tecnici, ma pillole formative mirate, ripetute nel tempo e comprensibili anche da personale non specializzato.

La trasversalità come condizione necessaria

Un altro punto centrale emerso nel confronto riguarda la trasversalità della formazione. Non è un tema che riguarda esclusivamente il reparto IT o il management.

Chiunque utilizzi un computer, uno smartphone aziendale o acceda a sistemi informativi può, involontariamente, diventare un punto di ingresso per una minaccia.

Per questo motivo la formazione deve coinvolgere tutti i livelli dell’organizzazione, inclusi ruoli amministrativi, finance, risorse umane e dirigenti.

La cultura della sicurezza non si costruisce isolando i reparti più critici, ma rendendo ogni persona parte attiva del sistema di protezione.

Misurare per capire se sta funzionando

Un elemento spesso trascurato è la misurazione dell’efficacia. Fare formazione non significa automaticamente ottenere consapevolezza.

Nel modello descritto da Silvestri, la verifica passa attraverso test periodici, simulazioni e analisi dei comportamenti nel tempo.

Le percentuali di successo nelle campagne di phishing simulato diventano indicatori concreti dell’evoluzione culturale.

Questo approccio si allinea con quanto evidenziato dal Verizon Data Breach Investigations Report, che ogni anno sottolinea come una percentuale significativa degli incidenti informatici abbia una componente umana.

Ridurre questa percentuale non significa eliminare l’errore, ma ridurre quello dovuto a leggerezza o mancanza di informazioni.

Dalla formazione alla cultura

Il passaggio decisivo non è l’erogazione del corso, ma la trasformazione della formazione in cultura.

Come evidenziato nell’ultima parte dell’intervista, la cultura richiede tempo, ripetizione e coinvolgimento.

Significa creare un ambiente in cui le persone si sentano legittimate a segnalare anomalie, anche a costo di sbagliare valutazione.

Significa chiedere ai collaboratori di non delegare la sicurezza esclusivamente ai team IT, ma di diventare parte attiva del processo.

La tecnologia resta un supporto indispensabile, ma non sostituisce la sensibilizzazione. La accompagna e la rende più solida.

L’orizzonte della Cybersecurity Awareness non è l’assenza totale di errore, che sarebbe irrealistica, ma la riduzione progressiva degli errori evitabili.

Quando la consapevolezza diventa abitudine, le azioni quotidiane cambiano e il rischio si riduce in modo concreto.

Cybersecurity Awareness come investimento strategico

Oggi parlare di resilienza organizzativa significa parlare di un approccio integrato alla sicurezza, ed è proprio questo il lavoro che Cybear porta nelle aziende.

In un contesto in cui gli attacchi sono sempre più sofisticati, non basta il firewall più avanzato: serve costruire consapevolezza, processi e capacità di reazione, integrando tecnologia e Cybersecurity Awareness in modo strutturato.

Con Cybear la sicurezza non resta un vincolo imposto dall’alto, ma diventa un percorso concreto che aiuta le aziende a trasformare la protezione tecnica in cultura condivisa.

Guarda l’intervista completa sulla Cybersecurity Awareness

Se vuoi approfondire il tema della Cybersecurity Awareness, comprendere nel dettaglio l’approccio pratico alla formazione e ascoltare direttamente il confronto tra Marco Colabruni e Gaspare Aristide Silvestri, guarda l’intervista completa sul nostro canale YouTube.

Nel video troverai esempi concreti, indicazioni operative e una visione chiara su come trasformare la sicurezza da obbligo formale a cultura condivisa.